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Come vengono calcolati i tempi per i sentieri della Resistenza

6 minuti di lettura

Per i sentieri percorribili a piedi su MEMO indichiamo tempi di percorrenza calcolati sulla base del tracciato, anziché tempi riportati da chi quel dato sentiero lo ha progettato o percorso. Questo avviene per un insieme di motivi.

Intanto perché non è chiaro se tali informazioni ricadano sotto il diritto d’autore e, di conseguenza, in assenza di un permesso esplicito preferiamo non riportare tempi rilevati da altri.

C’è inoltre la questione dell’uniformità delle misurazioni: persone diverse possono ottenere tempi molto diversi sul medesimo sentiero, rendendo difficile il confronto tra percorsi differenti. Non solo: la stessa persona può fare in tempi diversi lo stesso percorso, per le diverse condizioni del suolo al variare delle stagioni o per la diversa determinazione individuale, per la diversa compagnia e per molti altri motivi. Questa comparabilità sarebbe invece utile per permettere ad ogni escursionista di calibrare i tempi in base al proprio passo — più veloce o più “rilassato”.

Sospettiamo poi che alcuni tempi riportati in guide e siti web non derivino da misurazioni effettive, ma dall’applicazione della formula di Naismith (un’ora ogni 5 km, più un’ora ogni 600 m di dislivello), molto diffusa ma spesso approssimativa. Di formule per stimare i tempi delle escursioni ne esistono molte. Il metodo del DAV (Deutscher Alpenverein, Germania) è una variante della regola di Naismith che considera anche la discesa, mentre quello del SAC (Swiss Alpine Club, Svizzera) usa rendimenti diversi. In linea con queste si colloca anche la regola utilizzata dal NPS (National Park Service, USA).

Un approccio sistematico

Queste formule hanno il grande vantaggio di essere semplici da ricordare e da calcolare, utili quindi anche per valutazioni rapide. Pensate ad esempio a chi deve operare in condizioni di urgenza, come per un soccorso, un incendio o per affrontare le mutate condizioni meteo. D’altra parte appunto per la loro semplicità sono poco accurate per sentieri meno comuni, ad esempio con pendenze estreme o molto variabili.

Tra i primi tentativi con un approccio scientifico si trova la funzione proposta dal geografo Waldo Tobler, ma nel tempo molti altri hanno cercato di costruire formule sempre più accurate.

Abbiamo quindi modellizzato una dozzina di formule che, a partire da un sentiero rappresentato in formato GPX, ci permettono di stimarne il tempo di percorrenza. Per valutarne l’accuratezza impieghiamo i dati in nostro possesso, ricavati da siti, libri e indicazioni del CAI.

Confrontando le stime con questi riferimenti emerge un dato curioso: le formule semplici «da guida», e in particolare quella di Naismith — che pure tratta le discese come se fossero in piano — vanno quasi sempre vicine al bersaglio, tenendo testa a modelli ben più sofisticati. Ci sembra che questo risultato, più che dire qualcosa sulla qualità delle formule, dia forte consistenza al sospetto menzionato in precedenza: se i tempi di riferimento fossero stati a loro volta generati con regole di quella famiglia, le formule semplici non farebbero che riconoscere sé stesse.

A ulteriore sostegno di questa ipotesi segnaliamo che è comune per gli organismi preposti alla definizione e alla cura dei sentieri usare delle formule e non delle misurazioni empiriche. Le esigenze di standardizzazione sono importanti, infatti la formula del DAV è codificata nelle norme tedesche per la segnaletica dei sentieri (DIN 33466, l’equivalente tedesco dell’ISO). Anche il nostro CAI usa, per lo stesso motivo, una propria formula per determinare i tempi che troviamo sulle segnalazioni bianche e rosse.

In altre parole, i riferimenti con cui valutiamo l'efficacia delle varie formule potrebbero non essere tutti basati su misurazioni effettive e risultare, in un certo senso, "artefatti" e poco empirici. Scegliere la formula che meglio li replica rischierebbe dunque di premiare non la più fedele alla realtà, ma la più simile al modello usato per scrivere i riferimenti.

Abbiamo quindi fatto una scelta di campo: per il tempo principale usiamo la stessa regola d'esperienza che il Club Alpino Italiano indica nel suo Quaderno di Escursionismo n. 1 per la segnaletica bianca e rossa: in salita si guadagnano circa 350 metri di quota all'ora, in discesa se ne perdono circa 500, in piano si cammina sui 4 chilometri all'ora. È il linguaggio comune dell'escursionismo italiano: i tempi di MEMO risultano così direttamente confrontabili con quelli dei cartelli e delle guide, e descrivono il passo prudente di un'escursione, una camminata e non una prestazione.

Passo svelto o rilassato? Con o senza pause?

C'è un dettaglio che quasi nessuna guida dichiara: che cosa misurano davvero questi tempi? Le formule scientifiche più recenti, come quelle di Campbell e di Wood, sono costruite su tracce GPS da cui i punti fermi sono stati rimossi prima di calibrare il modello: stimano il tempo di marcia effettiva, non la durata dell'escursione. Sono gli stessi autori ad avvertire che le loro previsioni sottostimano il tempo totale, soste comprese. E in letteratura non esiste un fattore validato per passare dall'uno all'altro: le maggiorazioni che circolano — il «+20%», i «dieci minuti di pausa ogni ora di cammino» — sono regole pratiche tramandate, non risultati verificati.

Anche il CAI precisa, nel Quaderno citato, che «i tempi calcolati sono effettivi e non tengono conto delle soste». La sua regola d'esperienza descrive però un passo prudente: uno studio del 2025 su venticinque sentieri italiani ha trovato che i tempi realmente registrati dagli escursionisti su Wikiloc sono in media più corti di quelli indicati dalla segnaletica di montagna e dalle app di settore.

Per questo su MEMO trovate tre tempi. Quello principale è calcolato con la regola del CAI ed è pensato per un'escursione dal passo tranquillo. Il secondo è il tempo dei Sentieri Svizzeri (proposto dal SAC), che è calibrato su un buon passo da escursionista. Infine l'ultimo usa la formula di Wood, Mackaness, Simpson e Armstrong (2023) — costruita su quasi 90.000 chilometri di escursioni reali — e modella una marcia spedita da un punto all'altro: utile a chi percorre il sentiero come spostamento, o per valutare i propri margini quando serve fare presto.

Oltretutto questo approccio puramente algoritmico ci permette di offrire facilmente dati di percorrenza anche a chi vuole informazioni sul sentiero in fase di ritorno o a chi vuole percorrere un anello seguendo la direzione opposta a quella indicata.

Siate prudenti

In conclusione va detto che tutto ciò — insieme alla consapevolezza che nessuna formula può essere universale — indica chiaramente che le nostre stime, per quanto generalmente affidabili, non sono infallibili.
Verificate sempre i tempi e le altre caratteristiche di un percorso presso il CAI locale o altre organizzazioni competenti.

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